
Il 2024 segna i vent’anni dalla scomparsa di Fausto Romitelli, compositore innovativo che continua a sorprendere con una musica capace di andare oltre l’accademia e le forme tradizionali, superando il concetto classico del comporre. La sua prematura scomparsa ha lasciato molti dei suoi lavori inesplorati; ci sono voluti anni di ricerca per scoprire nuovi brani, dar loro una struttura e comprenderne appieno la storia.
Particolarmente significativo è il suo catalogo per chitarra, strumento che ha giocato un ruolo centrale nei suoi studi giovanili e che sarebbe diventato una linea guida del suo stile compositivo. Dopo aver accumulato anni di esperienza nella musica contemporanea, Elena Casoli ha deciso di aprire gli archivi e, in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini e l’etichetta discografica Stradivarius, ha pubblicato Solare, il primo album monografico dedicato al compositore friulano. L’abbiamo intervistata per approfondire le tappe del percorso che l’ha portata a questa importante decisione.
Elena, grazie per aver accettato la nostra proposta. Mi piacerebbe iniziare dal tuo ultimo concerto del 26 aprile scorso presso la Musikhochschule di Lubecca. Hai presentato un programma singolare, che ha dato al pubblico l’opportunità di conoscere un brano di Fausto Romitelli, Étude pour Bilitis. Vuoi parlarcene?
Tutto è nato da un invito di Otto Tolonen alla Musikhochschule di Lubecca, con la collaborazione di Oliver Korte, musicologo, realizzato anche grazie al sostegno della Hochschule der Künste di Berna.
Il progetto prevedeva una mia masterclass seguita da una lecture su Étude pour Bilitis e in conclusione un concerto con un programma dedicato quasi interamente alla musica per chitarra di Fausto Romitelli, con al termine Poèmes de la Mort di Frank Martin in una rara esecuzione degli studenti della Hochschule di Lubecca. Per il concerto ho coinvolto due studenti della Hochschule der Künste di Berna – Maria Criscione e Samuele Provenzi – così che abbiamo potuto presentare al pubblico di Lubecca ben cinque opere per chitarra di Fausto Romitelli, Highway to Hell, La Lune et les Eaux, Solare, Étude pour Bilitis e Trash TV Trance.
Io mi sono dedicata a Solare e alla prima esecuzione moderna -una definizione che abbiamo concordato con l’Archivio Musicale della Fondazione Giorgio Cini, non essendoci alcuna testimonianza di una prima esecuzione all’epoca della composizione- di Étude pour Bilitis.
Essendo un brano del 1983, stiamo parlando di un compositore appena ventenne, allievo del Conservatorio di Milano, che si stava avvicinando allo spettralismo ed era ancora alla ricerca di uno stile ben definito. La caratteristica dei suoi brani giovanili, come Solare o Coralli, è proprio la densità di ogni suono, la sovrapposizione di ogni gesto, quasi a voler oltrepassare i limiti dello strumento. Com’è stato per te affrontare Étude pour Bilitis da questo punto di vista? Hai incontrato difficoltà particolari?
Proprio pochi giorni fa, con Francisco Rocca, musicologo che da anni lavora presso l’Archivio Musicale della Fondazione Giorgio Cini, cercavamo di ricordare quando mi ha parlato per la prima volta della partitura inedita di Étude pour Bilitis. Crediamo che sia stato nel 2017, e poi, in occasione di un mio workshop alla Fondazione nel 2018, ho avuto una copia della partitura.
A una prima lettura, e poi nei mesi successivi, Étude pour Bilitis si presentava già dalle prime figure come un pezzo dalle sonorità intriganti, elaborate. Provando a suonarlo, incontravo sempre più combinazioni di suoni armonici e risonanze insolitamente originali. Ma in molti punti la congestione e sovrapposizione estrema di gesti, risonanze e materiali sonori mi sembrava davvero poco realizzabile. Certo ero ancora una volta sorpresa di quanto elaborato fosse il suo immaginario sonoro sulla chitarra già a vent’anni, per certi aspetti con un’intuizione ancora più sfrenata in questo pezzo che non in Solare e Coralli.
Ho iniziato un percorso lungo, lento, mi sono avvicinata e allontanata da Étude pour Bilitis più volte. Ho pensato che sei corde non bastassero, che potesse aver bisogno di una versione per due chitarre per realizzare tutte le texture, soprattutto i glissandi simultanei a due mani e per moto contrario lungo la tastiera. Poi mi sono fatta guidare dal suono, che era stato per me il primo motivo di fascino ed interesse. E poi ho cercato la figura di Bilitis, attraverso Les Chansons pour Bilitis di Pierre Louys, Claude Debussy e la sua versione in musica delle Chansons pour Bilitis, una catena di incontri che mi hanno aiutata a capire. Come gli archeologi ascoltano e leggono le pietre, io ho indagato nel passato e nelle possibili fonti di inspirazione del compositore, cercando risposte e trovando la strada nel suono e nella vitalità del gesto. Suonarlo in concerto nella Kammermusik Saal di Lubecca affollata di pubblico è stata per me una conferma del qualità edel potere comunicativo di questo pezzo. Per ora rimane un lavoro di ricerca non pubblicato e all’interno della collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini e Francisco Rocca. Forse nei prossimi mesi ci sarà la possibilità di ascoltarlo in rete e spero che nei prossimi anni possa arricchire il nostro repertorio.
Nel 2018 Stradivarius ha pubblicato il tuo lavoro monografico dedicato alla sua musica per chitarra. Da dove nasce l’idea?
Non era la certo la prima volta che Stradivarius sosteneva progetti monografici dedicati ad autori contemporanei, ma questo ha avuto la particolarità di presentare ben quattro lavori in prima registrazione mondiale. E abbiamo avuto il piacere e la fortuna di incidere con Andrea Dandolo come Tonmeister, con il quale -grazie alla sua esperienza in questo repertorio e una conoscenza profonda della chitarra- abbiamo potuto lavorare sulla presa di suono, sia tradizionale sia con le preparazioni di La Lune et les Eaux e il live-electronics di Seascape cercando un risultato che ci convincesse pienamente.
È stata difficile la scelta della tracklist? Come mai hai deciso di escludere Étude pour Bilitis?
Roberto Elli di Stradivarius -che come discografico negli anni ha sostenuto e dedicato con passione energie organizzative e risorse economiche la Nuova Musica- era interessato a produrre un cd monografico delle musiche per chitarra di Romitelli.
Io avevo già in repertorio Solare, Coralli, Highway to Hell e La Lune et les Eaux, che avevo presentato in duo con Jürgen Ruck a Dampfzentrale a Berna credo nel 2009 e poi con Virginia Arancio al Festival MilanoMusica dedicato a Fausto Romitelli nel 2014. Ho chiesto a Virginia Arancio di incidere anche Trash TV Trance e, in duo con la flautista dolce Teresa Hackel, Simmetria d’Oggetti, un lavoro che già avevano suonato in pubblico molte volte. Grazie alla presenza di Teresa Hackel, abbiamo anche colto l’occasione di poter completare questo disco con Seascape, un’altro pezzo importante di quella fase compositiva di Romitelli, che Teresa aveva già in repertorio.
Il brano che dà il titolo all’album, Solare, mette subito in evidenza la ricerca di un suono “elettrico”, molto lontano da quello che ci si aspetterebbe da una chitarra classica. Era forse solo un primo passo verso il rapporto che avrebbe poi sviluppato con la chitarra elettrica. Eppure, in molte parti, emerge un certo lirismo, una scelta di suoni leggeri e dinamiche sottili. È forse questo che lo distingue da Coralli, un brano decisamente più energico, nervoso.
Quando ricevetti la partitura di Solare da Fausto Romitelli, l’aspetto che allora trovavo più complesso era la sovrapposizione di layer, la stratificazione di eventi paralleli che in alcune pagine è davvero molto densa. Posso immaginare che già allora ci fosse in Fausto il desiderio di scrivere per l’elettrica -ce lo testimonia anche la quantità e qualità di suoi vinile e cd depositata nel Fondo Romitelli presso la Fondazione Giorgio Cini-, ma erano ancora rare in quegl’anni figure di interpreti che potessero leggere una partitura così complessa e fossero allo stesso tempo dei chitarristi elettrici esperti. L’uso del bending, del doppio glissato su bicordi di 4a, la “distorsione” del suono prodotta attraverso diversi interventi del dito sulla corda con dinamiche estreme nel F e FF possono essere letti come segnali che stesse cercando nella chitarra classica il suono e i gesti dell’elettrica.
Il lirismo melodico di questa musica è invece una costante che a mio parere prescinde dall’elettrica, ma appartiene piuttosto ad una capacità e bisogno di Fausto di esprimersi attraverso il canto di una linea. Tra i pezzi per chitarra classica, Solare è indubbiamente quello nel quale il lirismo è più intenso e potrei dire che sia il filo conduttore di tutto il pezzo, dal tremolo iniziale sino al canto finale con la voce.
La lune et les eaux segna una svolta importante nello stile di Fausto Romitelli. Per la prima volta, l’uso di preparazioni sugli strumenti e l’inserimento di oggetti comuni diventano componenti centrali della composizione. Questo brano, che hai inciso insieme a Virginia Arancio, rappresenta un’opera più matura, scritta da un Romitelli ormai vicino ai trent’anni, poco prima di lasciare Milano per trasferirsi a Parigi. Quali sfide e nuove prospettive si presentano per un interprete nel confrontarsi con questo linguaggio rispetto ai lavori per chitarra sola?
É un pezzo che ancora mi sorprende, quando lo suono o lo insegno, per come Romitelli ha saputo “piegare” attraverso le preparazioni il suono delle chitarre al suo immaginario compositivo. Ha trasformato gli interpreti in una sorta di “meccanismi sonori e strumentali”, che mi ricordano nel movimento le sculture mobili e asimmetriche di Jean Tinguely. E anche qui la stratificazione in layer produce una sequenza raffinata, densa di combinazioni, dall’incedere ritmico inesorabile sino alla prossima trasformazione/preparazione. Ad ogni pagina le due chitarre diventano insieme un altro strumento, ma allo stesso tempo il pezzo mantiene una coerenza strutturale stabile e solida. Richiede un lavoro d’insieme accurato, che si trasforma poi in sonorità a tratti instabili/evanescenti per poi essere meccanico/metallico/materiche. Come interpreti è un virtuosismo e un piacere seguire in questo pezzo il pensiero visionario di Romitelli.
Teresa Hackel, interprete con Virginia Arancio di Simmetria d’oggetti, ha anche registrato Seascape, brano per flauto solo: una scelta singolare e interessante. Come mai, inserire un brano non chitarristico all’interno della raccolta?
Seascape è stato scritto nel 1994, ma possiamo pensare che abbia molti legami nella forma del gesto musicale con la fase compositiva di questi lavori per chitarra, in particolare con Coralli e La Lune et les Eaux. Seascape era stato scritto per Antonio Politano -flautista con il quale ho suonato diversi anni in duo-. In un ensemble più ampio, io e Antonio avevamo suonato per un progetto intitolato Symphonie Diagonale, organizzato da Paolo Pachini, nel quale vi era anche un lavoro di Fausto Romitelli scritto per il film di Lazlo Moholy Nagy Ein Lichtspiel, schwatz-weiss-grau. La scrittura di questo lavoro è della fine degli anni ’90 e accosta chitarra e flauto dolce Paetzold in figure musicali che appartengono sia a Simmetria d’Oggetti sia a Seascape. Quindi è come se una fitta rete di connessioni sotterranee abbia portato a questa scelta.
Arriviamo al punto cruciale della letteratura per chitarra di Fausto Romitelli: Trash TV Trance. Si è discusso molto di questo brano: forse, un punto d’arrivo. Oppure un punto di partenza, se consideriamo i capolavori successivi come An Index of Metals e Dead City Radio – Audiodrome. E’ un brano che reinterpreta abbondantemente la prassi della chitarra elettrica e richiede molta esperienza. Come dovrebbe avvicinarsi un chitarrista a questa composizione?
Credo che l’unicità di Trash TV Trance sia legata a due fattori: una pressante urgenza espressiva di Fausto Romitelli, che percorre la poetica di tutte le sue ultime composizioni -un’urgenza in termini di tempo e di intensità delle esperienze da lui vissute in quegli anni- unita ad una maturità compositiva che guida la sua scrittura con sicurezza e una chiara visione del risultato che vuole raggiungere. É un pezzo dall’ispirazione forte, autentico in ogni gesto. Credo che non vi sia un momento di TrashTV Trance che non sia per il compositore assolutamente “necessario”. Come nei primi lavori per chitarra troviamo tre elementi fondamentali della sua scrittura: i layer -qui ancora più acrobatici e moltiplicati dalla loop machine- il lirismo -che pervade tutto il pezzo e non è solo nella citazione dai Pink Floyd- la scrittura precisa, dettagliata, ricca di particolari per ogni aspetto del gesto strumentale -dall’uso degli oggetti al meccanismo temporale nel quale il gesto si compie-. I metronomi indicati sono importanti per cogliere il suo pensiero e l’elasticità del segno sulla carta. Le caratteristiche fisiche degli oggetti impiegati non sono facilmente modificabili, se non sacrificando il risultato timbrico e gestuale. L’accurata legenda realizzata da Tom Pawels resterà sempre un punto di partenza e di riferimento, pur nella continua trasformazione dell’equipaggiamento tecnologico del suono dell’elettrica e del gusto degli interpreti futuri.
L’elaborazione del catalogo musicale di Fausto Romitelli ha portato alla luce nuovi lavori e testi mai esaminati prima. È il caso di Highway to Hell, un brano inedito che, in collaborazione con la Fondazione Cini, hai scoperto e deciso di pubblicare. Una responsabilità complessa, poiché il brano non presenta alcuna legenda. Quali sono state le decisioni più difficili da prendere dal punto di vista interpretativo?
Highway to Hell è un rebus irrisolto. Dopo lunghe approfondite ricerche mie e di Francisco Rocca, non è stato sino ad ora possibile trovare alcuna legenda o indicazione che spieghi il significato delle lettere e il rapporto tra il Percorso e l’altro materiale disposto liberamente come un collage sulla pagina. Sappiamo che il pezzo è dedicato a Giulio Chiandetti, chitarrista di Gorizia amico di Fausto, ma neppure Giulio ha potuto darci una chiave di lettura. Quindi, se vogliamo suonarlo, ce ne assumiamo la responsabilità dal punto di vista della forma e dell’organizzazione del materiale, pur nella ricerca timbrica e nel rispetto di ogni dettaglio della scrittura. La mia visione è che c’è un rapporto dialettico e di tensione tra il materiale più tradizionale del Percorso e il materiale più sperimentale del collage, frammentato nel resto della pagina, la cui disposizione ricorda la Serenata per un satellite di Maderna. il “collage” apre ad una nuova visione della chitarra, del suono e del gesto strumentale che Romitelli ha poi sviluppato negli altri lavori per chitarra.
Quindi direi che per poter trovare la propria chiave interpretativa di Highway to Hell è ancor più importante conoscere la sua poetica e gli altri lavori di quegli anni.
Com’era il tuo rapporto con Fausto Romitelli? Quando vi siete conosciuti? Avete mai avuto occasione di lavorare insieme?
Ci siamo conosciuti in Conservatorio a Milano, dove studiavamo negli stessi anni. Abbiamo lavorato insieme per il progetto Symphonie Diagonale e poi ci si incontrava ai concerti, sino a quando Fausto si è trasferito a Parigi. Siamo rimasti in contatto epistolare per Solare, anche se io l’ho suonato in pubblico molto più tardi. Ricordo l’energia di Fausto e la sua risata fragorosa nelle serate dopo concerto. Lo ricordo come un giovane compositore solare, positivo, pieno di energia. Le notizie della sua malattia e la prematura scomparsa ci hanno lasciati spaventati, tristemente stupiti che fosse potuto accadere ad un compositore della nostra generazione nel pieno della sua vitalità artistica.
A vent’anni dalla sua scomparsa, quale pensi la sua eredità musicale? Quali aspetti del suo lavoro continuano a sorprendere e ispirare i compositori delle attuali generazioni?
Non è facile rispondere a questa domanda. Vi sono diversi pezzi per chitarra elettrica sola nei quali si sente l’influsso di Trash TV Trance, così come An Index of Metal ha aperto una nuova fase dell’opera multimediale in ambito elettronico/sperimentale, che è stata poi ripresa e sviluppata negli anni successivi. Le sonorità psichedeliche, a tratti magmatiche dei suoi ultimi lavori hanno creato nuovi link tra mondi musicali diversi, mondi che oggi si interfacciano con maggiore libertà e disinvoltura forse proprio grazie anche al lavoro di Romitelli. Credo che il fascino drammatico e l’interesse per la sua produzione con elettronica dell’ultimo periodo abbiano a volte messo in ombra i suoi lavori precedenti, che invece meritano di essere suonati e ascoltati per la loro ricchezza timbrica, lo stupore del gesto e la luce che li anima. Come scrive in partitura, la sua poetica di quegli anni cercava un suono “Vibrante, luminoso!”.